Quinta Direttiva Europea Antiriclaggio. Siete pronti?

La Quinta direttiva dell’Unione europea in tema antiriclaggio (5AMLD) definisce una serie di misure intese a rafforzare le disposizioni fondamentali della IV direttiva antiriclaggio (in vigore dal 26 giugno 2017) alla luce delle rivelazioni sui cosiddetti “Papers” dell’aprile 2016 ed in risposta ai recenti attacchi terroristici avvenuti in Europa. La V direttiva mira a garantire un alto livello di controllo sui flussi finanziari provenienti da paesi terzi ad alto rischio; a rafforzare i poteri delle unità di informazione finanziaria dell’UE (FIU) e a facilitare in tal modo la loro cooperazione; a garantire registri centralizzati dei conti bancari e dei conti di pagamento o sistemi elettronici di reperimento dei dati in tutti gli Stati Membri; a contrastare i rischi di finanziamento del terrorismo legati alle valute virtuali, oltre che placcare i rischi legati agli strumenti prepagati anonimi (ad esempio le carte prepagate).

La V direttiva antiriciclaggio propone cinque punti chiave che impatteranno sulle istituzioni finanziarie :

  1. Registri relativi alla titolarità effettiva. A seguito della IV direttiva antiriclaggio, le società hanno l’obbligo di conservare i registri di titolarità effettiva. Secondo la V direttiva, i cittadini dell’Unione europea saranno autorizzati ad accedere a tali registri senza dover dimostrare un ‘legittimo interesse’. In ugual modo, anche i trust saranno tenute ad adempiere alla totalità degli obblighi di trasparenza inclusi nei requisiti della titolarità effettiva. È stato inoltre proposto che, nel caso di entità che presentino un significativo rischio di riciclaggio di denaro e/o di evasione fiscale, la soglia relativa all’individuazione della titolarità effettiva venga ridotta dal 25% al ​​10%.

  1. Valute Virtuali. Seguendo la V direttiva, le valute virtuali sono “Una rappresentazione digitale di valori che possono essere trasferiti, archiviati o negoziati elettronicamente, vengono accettate da persone fisiche o giuridiche come mezzo di scambio, non dispongono di un proprio status legale e non sono nè fondi ai sensi dell’articolo 4, punto 25, della direttiva 2015/2366/CE né di valore monetario immagazzinato dagli strumenti esenti di cui all’articolo 3, lettera k, e all’articolo 3, paragrafo 1, della medesima direttiva.”

La V direttiva estende il suo ambito di applicazione alle piattaforme di scambio di valute virtuali e ai prestatori di servizi di portafoglio digitale e li inserisce nella definizione di “soggetti obbligati”. Nel quadro della IV direttiva, per soggetti obbligati si intendono le istituzioni finanziarie, i contabili, i consulenti fiscali, ecc.

  1. Carte prepagate. Le novità proposte nella V direttiva in merito all’utilizzo di carte prepagate mirano ad affrontare il problema dell’anonimato legato a tali meccanismi di pagamento. Gli Stati membri dell’UE dovranno identificare il cliente nel caso di operazioni di pagamento a distanza in cui l’importo versato superi i €50. La direttiva suggerisce inoltre che dovrà essere ridotto a zero dopo un ‘periodo transitorio sufficiente’ atto a consentire l’adattamento al nuovo quadro normativo. La soglia delle transazioni massime mensili di pagamento viene ridotta a €150, allo stesso modo la quantità massima di denaro immagazzinata non dovrà superare tale soglia.

  1. Condivisione delle informazioni. Al fine di rafforzare e semplificare l’accesso alle informazioni sull’identità dei titolari di conti bancari e di pagamento, la V direttiva antiriclaggio predispone che gli Stati Membri inseriscano dei meccanismi automatizzati centralizzati a livello nazionale per individuare i conti di pagamento e i conti bancari detenuti da un ente creditizio, sviluppando una fonte centrale col fine di identificare tutti i conti bancari di un singolo individuo.

  1. Potenziamento dell’Adeguata Verifica. La V direttiva sollecita gli Stati Membri ad applicare un elenco specifico di misure rafforzate di adeguata verifica (EDD) per le transazioni che coinvolgono delle entità presenti su una lista di paesi terzi ad alto rischio così come definiti dalla Commissione europea. La presente proposta delinea le misure minime di EDD che devono essere applicate dai soggetti obbligati, le stesse prevedono un approccio ufficiale e un allineamento di tali misure EDD con l’elenco delle azioni elaborate dal FATF (Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale). Quanto scritto ha lo scopo di ridurre le differenze nei requisiti regolamentari tra gli Stati Membri, minimizzando i casi in cui un numero selezionato di paesi UE tragga benefici commerciali rispetto ad altri che adottano requisiti più severi di EDD. Da un punto di vista tecnico, tutto ciò dovrebbe ridurre la capacità dei terroristi di sfruttare i punti deboli di tali misure.

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